Quanto guadagna un commerciante di auto usate
È la domanda che molti si pongono, ma non esiste una cifra valida per tutti. Il guadagno dipende da cosa compri, dove, con quale velocità rivendi, dal regime fiscale e dalla struttura dei costi fissi (sede, personale, finanziamento del magazzino). Due commercianti con la stessa auto e lo stesso prezzo di vendita possono chiudere con risultati molto diversi.
Per questo conviene smettere di cercare un "margine medio" e lavorare sul margine atteso della singola auto, calcolato prima di comprarla. È un numero che puoi stimare con ragionevole precisione se conosci tutte le voci che lo erodono.
Le voci di costo da considerare
Il prezzo a cui compri l'auto è solo la prima voce. Quelle che seguono sono le più frequenti; non tutte si applicano a ogni operazione.
Acquisto
Il prezzo concordato, più eventuali commissioni di intermediazione o spese di gestione dell'acquisto. Se l'auto viene dall'estero, qui vanno anche i costi di importazione (vedi importare un'auto dalla Germania).
Trasporto
Dal venditore al tuo piazzale: carro, trasportatore, targa prova, carburante e tempo di chi la ritira. Per auto acquistate a distanza è spesso una voce significativa.
Passaggio di proprietà
Imposte e spese di trascrizione. L'importo dipende da provincia, potenza e modalità di intestazione: per i dettagli leggi passaggio di proprietà: quanto costa. Non dare per scontato che sia sempre uguale.
Ripristino estetico e meccanico
Lucidatura, riparazioni di carrozzeria, pneumatici, tagliando, freni, interventi su distribuzione o frizione. Si stima durante la visione: qualsiasi difetto non quantificato è un costo che si scopre dopo, a margine già impegnato. Un buon criterio è aggiungere sempre una piccola riserva per gli imprevisti.
Garanzia legale
Se vendi a consumatori, sei tenuto a rispondere dei difetti di conformità secondo il Codice del consumo. Per i beni usati le parti possono pattuire una durata inferiore ai 24 mesi, purché non inferiore a un anno: verifica i dettagli con il tuo consulente. In ogni caso conviene mettere a bilancio un accantonamento per garanzia, perché un'auto su cui intervieni in garanzia costa tempo e denaro.
Costo del capitale e giorni di giacenza
Ogni giorno in cui l'auto resta in piazzale costa: interessi o costo opportunità del capitale immobilizzato, assicurazione, spazio occupato, svalutazione, tempo commerciale. Più il modello è lento, più questa voce pesa. È la più sottovalutata, e spesso la differenza tra un'operazione sana e una in perdita.
Altre voci
- Annunci a pagamento e visibilità sui portali.
- Pratiche, bolli, certificati e verifiche (per esempio la verifica targa).
- Eventuale commissione di chi porta il cliente.
Margine lordo e margine netto
Si usano due definizioni, e confonderle porta a decisioni sbagliate.
- Margine lordo: prezzo di vendita meno prezzo di acquisto. È quello che "si vede", ma non è guadagno.
- Margine netto dell'operazione: margine lordo meno tutti i costi diretti dell'auto (trasporto, passaggio, ripristino, garanzia, giacenza). È il numero da guardare per decidere se comprare.
A questo si aggiungono i costi fissi dell'attività (affitto, personale, utenze), che vanno coperti dall'insieme delle operazioni: li si può ripartire come quota per auto, ma è una scelta di gestione e non una voce legata alla singola vettura.
Il ragionamento a ritroso: il prezzo massimo d'acquisto
Il modo più sicuro di proteggere il margine è partire dal fondo. In quattro passaggi:
- Stima il prezzo a cui riuscirai a rivendere, non quello che speri. Usa annunci simili, tenendo conto che il prezzo di chiusura è di solito inferiore a quello di annuncio. Come si fa è spiegato in come capire se il prezzo di un'auto usata è giusto.
- Sottrai i costi diretti: trasporto, passaggio, ripristino, garanzia, giacenza stimata.
- Sottrai il margine netto che vuoi ottenere su quell'operazione.
- Quello che resta è il prezzo massimo d'acquisto. Se il venditore chiede di più, passi oltre.
La formula, in forma compatta: prezzo massimo d'acquisto = prezzo di vendita atteso − costi diretti − margine netto desiderato.
Il vantaggio è psicologico oltre che contabile: con un tetto fissato in anticipo è molto più difficile farsi trascinare in una trattativa dove si paga troppo.
Esempio numerico (ipotetico)
I numeri che seguono sono inventati e servono solo a mostrare il ragionamento. Non rappresentano prezzi, costi o margini reali di alcun modello o mercato, e il calcolo ignora l'IVA e il regime fiscale applicato.
Esempio: un'utilitaria che pensi di rivendere a 14.000 euro, con 60 giorni di giacenza stimata e un margine netto desiderato di 1.000 euro.
| Voce | Importo (euro) |
|---|---|
| Prezzo di vendita atteso | 14.000 |
| Trasporto | − 250 |
| Passaggio di proprietà (stima) | − 400 |
| Ripristino estetico e meccanico (stima, con piccola riserva) | − 600 |
| Accantonamento garanzia | − 300 |
| Giacenza: 60 giorni a 10 euro al giorno (capitale, assicurazione, spazio) | − 600 |
| Margine netto desiderato | − 1.000 |
| Prezzo massimo d'acquisto | 10.850 |
Con questi numeri ipotetici, il margine lordo sarebbe 14.000 − 10.850 = 3.150 euro, ma i costi diretti pari a 2.150 euro lo riducono a un margine netto di 1.000 euro. Un'auto offerta a 11.800 euro, pur sembrando "con 2.200 euro di margine" a prima vista, avrebbe in realtà un margine netto prossimo a zero o negativo.
Prova a muovere una sola variabile e vedi l'effetto. Se la giacenza sale a 90 giorni, la voce giacenza passa da 600 a 900 euro, e il prezzo massimo scende di 300 euro. Se il ripristino costa il doppio del previsto, ne perdi altri 600. Il margine è molto più sensibile ai tempi e ai costi nascosti che al prezzo di acquisto trattato.
Il regime del margine IVA
Per molte vendite di beni usati da parte di rivenditori è possibile applicare il regime del margine: l'IVA si calcola sulla differenza tra prezzo di vendita e prezzo d'acquisto, non sul prezzo pieno. Questo cambia il margine netto reale, e le condizioni di applicazione dipendono da come e da chi hai acquistato il veicolo. Non è un dettaglio da lasciare a fine operazione. Per le regole, leggi IVA sulle auto usate e regime del margine e confrontati con il tuo commercialista prima di fissare i prezzi.
Errori frequenti
- Calcolare il margine sul prezzo di annuncio invece che sul prezzo a cui si chiude davvero.
- Ignorare i giorni di giacenza. Un modello che resta fermo 120 giorni consuma il margine anche se è stato acquistato bene.
- Sottostimare il ripristino perché la visione è stata fatta in fretta o con luce scarsa.
- Non quantificare la garanzia e considerarla un evento improbabile.
- Pagare per "chiudere la trattativa" senza tornare al tetto d'acquisto calcolato.
- Dimenticare le spese di verifica (controlli su telaio, storico, chilometri), che costano poco rispetto a un errore.
Una buona abitudine è tenere un foglio per ogni auto con previsto e consuntivo: dopo qualche mese capisci quali voci sbagli sistematicamente e correggi le stime successive. Se invece vuoi allargare il ventaglio delle fonti da cui acquistare, guarda dove trovare auto da rivendere.
Domande frequenti
Come si calcola il margine su un'auto usata?
Si parte dal prezzo di vendita atteso e si sottraggono prezzo di acquisto e tutti i costi diretti (trasporto, passaggio, ripristino, garanzia, giacenza). Il risultato è il margine netto dell'operazione.
Qual è la differenza tra margine lordo e margine netto?
Il margine lordo è la differenza tra prezzo di vendita e prezzo di acquisto. Il margine netto dell'operazione sottrae anche i costi diretti sostenuti per quella specifica auto.
Come si calcola il prezzo massimo a cui comprare un'auto?
Si ragiona a ritroso: prezzo di vendita atteso meno costi diretti meno margine netto desiderato. Il risultato è il tetto oltre il quale l'acquisto non è conveniente.
Quanto guadagna un commerciante di auto usate?
Non esiste una cifra valida per tutti: dipende da modelli, tempi di giacenza, regime fiscale e costi fissi. È più utile calcolare il margine atteso di ogni singola auto prima di comprarla.
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